Separazione coniugale: cos’è e cosa comporta

La separazione coniugale permette di non rompere il vincolo coniugale del matrimonio, ma soltanto alcuni dei doveri che da quest’ultimo si sono generati.

Da un lato, la separazione consente la legale sospensione dei doveri reciproci dei coniugi, dichiarati in fase di vincolo matrimoniale, come il dovere di collaborazione, coabitazione e contribuzione.
Dall’altro, mantiene in essere, tutti gli altri doveri coniugali.

Vediamo in cosa consiste la separazione coniugale e cosa implica a livello giuridico e legale per la coppia.

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Che cos’è la separazione coniugale

La separazione coniugale, in termini giuridici, è un istituto previsto dall’art. 150 del Codice Civile che permette alla coppia di non rompere il vincolo coniugale del matrimonio, ma altresì sospendere soltanto alcuni dei doveri stabiliti dalla legge.

Con la separazione, in altre parole, si sospendono, in modo transitorio, i doveri di collaborazione, coabitazione e contribuzione dei coniugi. Per contro, si mantengono inalterati quelli di assistenza, educazione e istruzione della prole, nonché di collaborazione nell’interesse della famiglia e di rispetto reciproco.

L’istituto giuridico della separazione coniugale ha una validità transitoria, rispetto al divorzio che invece ha una validità definitoria. Ciò vuol dire che con la separazione non si manifesta alcun divieto per i coniugi o del mantenimento della condizione di separati, oppure del suo venirne meno.

Qualora non si decida di mantenere la condizione di separati, la separazione coniugale può evolvere:

  • nella riconciliazione tra i rispettivi coniugi,
  • nella constatazione dell’irreversibilità della crisi matrimoniale, esaurendosi pertanto con la sentenza di divorzio.

Possiamo avere due tipologie di separazione coniugale:

  • la separazione di fatto,
  • la separazione legale.

La separazione “di fatto” e separazione legale

Separazione coniugale “di fatto”

La separazione coniugale di fatto si determina quando uno dei due coniugi, d’accordo con l’altro, ma anche per motivazioni personali, decide di abbandonare il domicilio coniugale per andare a vivere altrove.
Con la separazione di fatto si determina cioè un’interruzione effettiva, da parte di uno o di entrambi i coniugi, della vita coniugale, senza però che vi sia stato un provvedimento giudiziale che abbia autorizzato la coppia ad attuale tale separazione.

Affinché si verifichi una separazione di fatto, di conseguenza, è sufficiente che uno dei due coniugi decida di abbandonare il tetto coniugale, solitamente a fronte di un privato accordo economico.

Per le modalità con cui si manifesta tale tipologia di separazione, la separazione di fatto non permette un venir meno di nessuno dei diritti e doveri matrimoniali a carico dei coniugi.
Non sussistendo, infatti, un provvedimento giudiziale, per la separazione coniugale di fatto non vi è alcun obbligo giuridico rilevante.

Occorre specificare, però, che tale tipologia di separazione, pur non essendo esplicitamente vietata dall’ordinamento italiano, potrebbe causare, nel caso di successiva separazione legale o di divorzio, un addebito (o colpa) delle responsabilità di quest’ultima a carico del coniuge che si è allontanato dal domicilio, proprio per “abbandono del tetto coniugale”.

In aggiunta, senza un intervento giudiziale, si possono generare i presupposti di una palese violazione degli obblighi di assistenza morale e materiale, o di fedeltà, così come stabilito dall’art. 143 del Codice Civile.

Separazione coniugale legale

Differente è invece la separazione legale che, a differenza della separazione di fatto, prevede un riconoscimento giudiziale che dichiari ufficialmente separati i coniugi.

Essa può essere redatta sulla base del consenso di entrambi i coniugi (separazione consensuale) oppure essere pronunciata in via giudiziale, con o senza addebito (separazione giudiziale).

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Cosa scegliere tra separazione di fatto e separazione legale?

La scelta inerente la modalità con cui effettuare la separazione coniugale attiene ai rispettivi coniugi che, in base alla tipologia di crisi matrimoniale in essere, esprimono la modalità con cui proseguire.

Riguardo la scelta del tipo di separazione coniugale, occorre specificare che:

  • la separazione giudiziale, una volta avviata, si può trasformare in separazione consensuale se sussistono i presupposti: l’istituto della separazione coniugale, infatti, non ha carattere definitivo, come il divorzio, ma transitorio;
  • la separazione di fatto non ha alcun valore giuridico, rispetto invece alla separazione legale;
  • la separazione consensuale pone come presupposto una reciproca intenzionalità dei due coniugi a separarsi, altrimenti si deve proseguire in via giudiziale;
  • le tempistiche di una separazione consensuale sono in genere più brevi rispetto alla giudiziale;
  • in caso di separazione giudiziale, a sentenza avvenuta i coniugi possono domandare in qualsiasi momento al Tribunale la variazione delle condizioni di separazione che li riguardano, anche in riferimento ai figli, a fronte di valide motivazioni.

In caso di convivenza, in nessun caso è previsto alcun dovere matrimoniale qualora si proceda per una separazione di tipo legale. Qualora all’interno di una convivenza si manifesti una crisi di coppia, quest’ultima può procedere soltanto con una separazione di fatto, cui fanno capo. Il ché comporta la sussistenza dei soli doveri di ordine morale, che possono esplicarsi, nel momento della cessazione della convivenza, solo volontariamente. Nulla vieta, infatti, che uno dei due conviventi, quello con maggiore potere economico, possa corrispondere al proprio ex compagno una somma di denaro che rappresenti un indennizzo. In caso di cessazione del rapporto, però, tale donazione rappresenterebbe una semplice obbligazione naturale, sottoposta al principio della volontarietà e irripetibilità (art. 2043 del Codice Civile) e, quindi, in caso di sospensione, non perseguibile per legge.

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